Approfondimenti storici:
La storia amministrativa di Mestre: 2) dal 1917 ad oggi

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ANTEFATTO: Prima del 1917 Mestre è divisa in quattro comuni autonomi (Mestre, Favaro, Zelarino e Chirignago). Oltre a Venezia, in laguna vi sono anche i comuni di Burano, Murano, Torcello, tutti uniti a Venezia dal 1925.

1917: Ai fini della costruzione della zona industriale (vedi Porto Marghera), una parte da Mestre, cioè Bottenigo (detta oggi Marghera) viene sottratta al Comune di Mestre ed annessa autoritativamente a quello di Venezia. Le immediate proteste del Sindaco di Mestre non sortiscono alcun effetto. Si subodora che il Comune di Mestre rischia di sparire inglobato nel capoluogo lagunare. Il Sindaco di Venezia, quando parla a Mestre esordendo con: "Cari cittadini... anzi cari concittadini..." viene sonoramente fischiato e contestato dalla popolazione.

1923: Mestre viene insignita del titolo di "Città" d'Italia dal Re d'Italia. Il Comune prova il tutto per tutto, concedendo la "cittadinanza mestrense" a Benito Mussolini, Capo del Governo, sperando di ingraziarselo.

1926: Ogni sforzo è però inutile: Benito Mussolini annette, con atto d'imperio e senza possibilità di opposizione, Mestre, Favaro, Zelarino e Chirignago al Comune di Venezia.
Sono gli anni in cui il regime fascista intende creare la Grande Bologna, la Grande Genova (annessione tra gli altri del Comune di Sampierdarena) e così via. Non si tiene conto però che per realizzare la "Grande Venezia" si mettono insieme due elementi eterogenei (terraferma e laguna).
Nonostante negli anni del regime fascista non siano tollerate manifestazioni di opposizione al regime, tanto grande è il torto subito da Mestre che si levano numerose voci di protesta. Inoltre il Corriere della Sera riferisce che in città compaiono scritte volte a contestare il provvedimento, ridenominando ironicamente le strade di Mestre con denominazioni toponomastiche che fanno il verso a quelle di Venezia: in Galleria Teatro Vecchio compare la scritta "Sottoportego dei Greghi" e così via.
1945: Caduto il fascismo, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) restituisce l'autonomia ai comuni soppressi dal regime precedente. Ugo Vallenari, ultimo sindaco di Mestre eletto dal popolo, viene rimesso al suo posto. Tuttavia il prefetto di Venezia Camillo Matter interviene per far cessare il Comune di Mestre. Viene eletto il consiglio comunale di Venezia e si fa eleggere anche il socialista Ugo Vallenari: egli presenta immediatamente un ordine del giorno per tornare ad un'amministrazione per Mestre. Il viceprefetto di Venezia Bastianetto strumentalizza la rivalità all'interno del partito socialista per sostituire Ugo Vallenari con Arturo Valentini, vice sindaco di Venezia, e nonostante ciò sia giuridicamente impossibile perché il comune è ufficialmente uno solo, a Mestre Valentini assume l'incarico di sindaco facente funzioni e viene nominata una giunta! È chiaramente una presa in giro per i mestrini e difatti la giunta di Mestre resta solo un fantoccio non operativo, presto cancellato.
Viene realizzato un Comitato Pro Mestre a favore del ripristino di un Comune di Mestre e della terraferma.

1960: Una lista autonomista mestrina (Lista Civica per Mestre e la Terraferma) viene eletta per ben tre volte consecutive in consiglio comunale a Venezia: 1960: un eletto e un assessore, 1964: due eletti; 1970: un eletto.

1979: Quattro giovani avvocati del Lido di Venezia propongono un Referendum per realizzare un Comune di Mestre ed un Comune di Venezia al posto del Comune unico. Raccolgono le firme. Il M.A.V., Movimento per l'Autonomia di Venezia di Mario D'Elia, trova una sua sponda a Mestre nel Movimento per l'Autonomia Amministrativa di Mestre e Terraferma. Comincia la campagna referendaria. Tutti i maggiori partiti si schierano contro l'autonomia: PCI, DC, PSI, PRI; a favore solo i partiti più piccoli: PSDI, PLI, MSI. Ovviamente il Comune unico offre poltrone politiche meglio retribuite, appalti più ricchi da concedere, più posti di potere, maggiore prestigio per i politici che si fregiano del nome Venezia, ma vengono eletti con i voti di Mestre, che ormai ha 210.000 abitanti, ben più di Venezia. Due giovani veneziani vengono arrestati a Rialto mentre stanno scrivendo "Venezia Comune indipendente: questo vogliamo veramente". Vengono segnalati pestaggi e manifesti strappati contro i sostenitori dell'autonomia. Come alternativa al Comune unico i politici propongono il comprensorio di Venezia, mai realizzato.
L'affluenza è del 79,54%, i No all'autonomia vincono con il 72,41%, contro il 27,59% dei Sì.

1987: Cancellate le due squadre di calcio "Venezia" e "Mestre", una fusione viene imposta dai politici, che temono che due formazioni possano creare campanilismo, dannoso in vista di un futuro referendum, tra le due città.

1989: Secondo referendum. Questa volta i politici promettono in alternativa la città metropolitana (che poi alternativa non è dato che opererebbe a livello sovracomunale, cioè provinciale per intendersi). Nel d.d.l. da cui scaturirà la legge 142/1990  tra le città metropolitane, accanto alle grandi città, sarà inserita anche Venezia, surrettiziamente, per ammissione dell’on.Pellicani, per sviare l’attenzione dal discorso autonomista. La città metropolitana verrà rispolverata, in funzione strumentale antireferendaria, anche nel 1994 e nel 2003 ma essa non verrà mai realizzata. Affluenza al 74,14%, con netta crescita dei Sì, che ottengono il 42,20%, contro il 57,80% dei No.

1994: Terzo referendum. Anche per la spinta ideale dell'inchiesta Mani Pulite su Tangentopoli, molti cittadini di Mestre e Venezia cominciano a capire che non devono fidarsi troppo delle promesse dei politici ed il Sì cresce ancora, fino a sfiorate la vittoria: affluenza 67,93%, No 55,57%, Sì 44,43%.

2003: Quarto referendum. Tra i partiti, sono quasi tutti favorevoli al mantenimento dell'assetto politico-economico attuale. Sono contrari all'autonomia: Ds, Margherita, Forza Italia (con poche eccezioni), Prc, Pdci, Idv, Udeur, Sdi, Verdi, Radicali, De Michelis. L'affluenza raggiunge appena il 39,28%, No 65,63%, Sì 34,37%. Il No vince ma in realtà è diviso tra chi non è andato a votare per disinteresse nei confronti del futuro di Venezia e Mestre, chi vuole la città metropolitana, chi vede una città bipolare, chi riconosce l'esistenza di due città, chi dice addirittura che ci sono tante città in comune.

2003: Accorpando progressivamente i vecchi quartieri, il Comune di Venezia divide Venezia tra centro storico e litorale e anche Mestre è divisa in quattro municipalità (Mestre centro, Mestre sud, Mestre est, Mestre ovest).

2005-2008: Cancellata la figura del Prosindaco di Mestre, assessore con funzioni rappresentative anche se privo di veri poteri.

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