Approfondimenti storici:
I castelli di Mestre

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Data la scarsità di reperti e fortificazioni che siano giunte fino ai nostri giorni, forse pochi sanno che Mestre nel medioevo ebbe ben due differenti castelli nelle proprie aree centrali.

CASTELVECCHIO
Il primo castello di Mestre sorse probabilmente sulle rovine di un castrum romano. Di sicuro il Castello si trovava nell'area che nel '900 sarebbe stata occupata dall'ospedale "Umberto I". Venne distrutto da Attila, venne infine ricostruito nell'XI secolo.
Le fonti parlano di un "manso regale inter Mestre et Paureliano et Brentulo", un territorio dipendente direttamente dall'imperatore Ottone III e concesso nel 994 a Rambaldo, conte di Treviso e poi di Collalto, perché difendesse questo territorio di confine con soldati particolarmente fedeli e valorosi: di qui la deduzione che il luogo doveva essere fortificato (Rossi-Osmida). Probabilmente il borgo di San Lorenzo esisteva già quando si costruì il castello, che altrimenti avrebbe verosimilmente inglobato anche l'abitato.
Successivamente il Castello di Mestre fu venduto al Vescovo di Treviso, al quale rimase per oltre un secolo, mentre i Collalto continuavano a riscuotere tassazioni unicamente a Tessera.
Ezzelino da Romano conquistò, intorno al 1245, Mestre e il territorio circostante, che furono ripresi nel 1256 dal Vescovo di Treviso. La guerra fra i guelfi e Ezzelino durò fino al 1260. Il Vescovo di Treviso, durante il conflitto, aveva attribuito provvisoriamente il controllo di molteplici territori e del Castello di Mestre, disponibilità che venne poi rinnovata (1272) anche alla fine della guerra, date le precarie condizioni finanziarie del Vescovo Alberto.
Nel 1274 un disastroso incendio, scoppiato per cause fortuite, distrusse in gran parte il Castello di Mestre e diede l'avvio al suo declino, ma non ne decretò la fine immediata. Al contrario, per lungo tempo il Castelvecchio convisse con il successivo Castelnuovo (vedi infra). La compresenza delle due strutture è testimoniata dalle cartine e dalle mappe dell'epoca, le quali per lungo tempo rappresentarono nell'area di Mestre due castelli insieme, uno più piccolo e uno più esteso. Inoltre anche i Carraresi, nella pace stipulata con Venezia nel 1380, chiesero esplicitamente entrambi i Castelli di Mestre.
Calamità naturali danneggiarono sia il Castelvecchio sia il Castelnuovo. Il Castelvecchio in particolare venne progressivamente abbandonato, tanto che nel 1453 fu definito "Castellum Vetus inhabitatum" e donato dal Doge di Venezia Francesco Foscari ai Frati di San Salvador, i quali, dopo varie vicissitudini, vi costruirono un monastero (1468-'70) e una foresteria con oratorio, coltivando il restante terreno. Il monastero venne confiscato dal governo napoleonico nel 1810.
Oggi del vecchio castello di Mestre non rimane nulla ma esso è ricordato dall'odonimo di Via Castelvecchio, che rappresenta il tratto rimanente di una via che in origine era ben più lunga e partiva dall'odierna Piazza Ferretto, giungeva al Castelvecchio e oltrepassava poi il Marzenego su di un ponte (Ponte di Castelvecchio). Questo doveva essere mantenuto dalla comunità di Carpenedo, per volontà della Podesteria di Treviso nel 1323. Venne poi sostituito dai Frati di San Salvador con un ponte in legno e poi in pietra (XIV secolo): con tale aspetto esso è ancor oggi esistente, tuttavia non è visibile in quanto chiuso da mura del vicino ospedale.
CASTELNUOVO
Il Castelnuovo venne costruito quando si sentì l'esigenza di erigere una fortificazione nuova e più ampia del Castelvecchio. Questo avvenne precisamente nel XIV secolo, subito dopo che Mestre era stata conquistata da Venezia (1337). Mestre diventava uno dei punti nevralgici dei possedimenti della Serenissima in terraferma e necessitava perciò di essere meglio difesa. Il Castelnuovo di Mestre sorse più a est del Castelvecchio, a nord del Borgo di San Lorenzo e a protezione di questo. Per costruire il castello ci si servì di alcune torri già costruite. In particolare le prime ad essere realizzate furono le tre torri daziarie, delle quali una (quella dell'Orologio) è giunta fino a noi. La Torre dell'Orologio era probabilmente una casa - torre di epoca precedente, appartenente ai Collalto. Oltre a quest'ultima, gli altri due ingressi al Castello erano la Porta Altino o dei Molini a est e la porta di Torre Belfredo (abbattuta nel 1876), presso la quale erano richiesti i dazi, a ovest. Le tre torri iniziali costituivano già un sistema difensivo, con l'ausilio delle costruzioni del Borgo di Mestre, che erano disposte in modo da creare opportuni sbarramenti. Quando si decise di realizzare un vero e proprio borgo fortificato, le tre torri preesistenti menzionate vennero unite fra loro attraverso fortificazioni di nuova edificazione onde realizzare il Castelnuovo. Aveva una pianta a forma di scudo, riscontrabile anche in altri castelli veneti. Lungo il suo perimetro, che misurava più di un chilometro, erano situate tra le quindici e le diciassette torri, che distavano tra loro in media 40 metri. Al centro del Castello inoltre era collocata una torre isolata, sulle cui rovine venne poi innalzata la Provvederia. Di fronte a questa, dove ora sorge il Municipio, si trovava il Palazzo del Capitano. Ai due angoli settentrionali erano collocate le due torri più grandi: in particolare, il bastione poligonale di nord-ovest, ampliato per accogliere un deposito di armi, è ancor oggi in parte visibile in Via Spalti. Le torri minori, dette "torresini", misuravano 6 metri per 6 di base e 15 di altezza: di uno di essi sono state da poco rinvenute le fondamenta tra Via San Girolamo e Parco Ponci. Il Castello era circondato da un ampio fossato. Per vedere quali altri resti del Castelnuovo vi siano oggi, vedasi la pagina su Mestre archeologica.

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Bibliografia e ulteriori informazioni:

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