Mestre in letteratura

(Testi realizzati dall'Autore sotto indicato esclusivamente per il sito mes3.altervista.org, tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo e soprattutto su altri siti internet)

Scrissero di Mestre:
Leon Battista ALBERTI, (XV secolo) De Re Aedificatoria, libro III, cap. III:
"Nosque vidimus turrim apud Metrem, Venetiarum oppidum, quae post annos aliquot quam absoluta extitit, pondere suo perforato cui incombebat solo, uti res monstravit, tenui et imbecilli, ad summa usque propugnacula immersa ierit" (trad.it.: "Noi stessi vedemmo una torre presso Mestre, cittadella fortificata del Veneto, che dopo alcuni anni da quando venne lasciata priva di sostegni, si immerse fino alla parte superiore dei merli, a causa del proprio peso, nel terreno sul quale era stata costruita, che si era rivelato molle e debole").
Giovanni VILLANI (Firenze 1280-1348), Nuova cronica
Lib.12, cap.54: "In quelli giorni a dì XV d'ottobre, credendosi i Viniziani per trattato di moneta avere il castello di Mestri, furono ingannati e traditi dal castellano che v'era per mesere Mastino, credendo prendere de' maggiori di Vinegia che v'andavano; ma non vi giunsono al termine dato; ma di loro masnade a piè vi rimasono presi più di CCL; onde i Viniziani rimasono molto aontati. Poi a dì XX d'ottobre si partirono dalla Motta messere Piero e mesere Marsilio Rossi capitani dell'oste nostra e de' Viniziani con MD cavalieri e IIIm pedoni, vegnendo francamente per trevigiana ardendo e guastando il paese: e sanza alcuno contasto vennero infino alle porte di Trevigi, e di là vennero poi a Mestri e arsono tutti i borghi; e poisi misero a gran pericolo vegnendo in padovana per le molte fiumane e canali che aveano a passare, ond'erano tagliati i ponti; per la qual cagione si missono a grande affanno e rischio, abandonandosi alla fortuna come ardita e valentre gente."
Lib.12, cap.90: "e' Viniziani n'adomandavano fiorini XXXVIm d'oro, avendo avanzato il quarto danaio di tutta la spesa fatta per loro nella detta guerra sopra i nostri e loro cavalieri e pedoni per gabelle gravi e imposte fatte per loro sopra·cciò ch'andava
nell'oste; e non volieno isbattere la parte nostra del conquisto di Mestri e del ponte di Praga, ch'era e sono di grande entrata di passaggi; e volendo il nostro Comune contare co·lloro e pagarli di ciò, che restassono ad avere, e però vi mandarono ambasciadori e ragionieri, mai non ne vollono mostrare ragione, né commetterla inn-amici comuni fuori di Vinegia, se non «ego voleo, ego giubeo», cioè così vuole meser lo doge e il Comune di Vinegia."
Libro 6,50: "nondimeno per levare
ridotto a' loro aversari arsono le villate d'intorno, e i borghi del castello di Mestri. Giunto messer Currado Lupo incontanente colle sue masnade tedesche corse il paese, e cavalcò fino a Marghera presso di Vinegia a tre miglia di mare in sul canale che andava a Trevigi, nel quale trovarono più barche cariche di vittuaglia e d'arme ch'andavano a Trevigi, le quali prese, e li uomini fece impiccare, e·lla roba conducere al campo."

Domenico Di Giovanni detto BURCHIELLO (Firenze 1404-Roma 1449), Rime
"Demo a Venesia sei cappuzzi al soldo,/ Un boccal d'acqua per un bagattin,/ Un grosso se gli vende quel del vin, / Perzò che d'ogni tempo el z'è gran coldo./ Un buel di tre brazza di biroldo, / Che val diesi dinari, o un soldin:/ E noi l'avemo masìe da mattin/ Perzò che va in Rialto il Manigoldo./ I Medisi han ducati per condutta,/ E da Mestri ghe vien Ai, e Zivolle,/ E Zievoli, e Luzi ghe se ne butta;/ E 'l pane ha dure, e grieve le miolle,/ E moll'e fin è la sua crosta tutta,/ E negotta si bagna stando in molle.
/ Odi contrarietà di gente folle!/ Vinegia è in acqua, come voi sapete,/ E non che loro, i Can muoion di sete."

Marin SANUDO (Venezia 1466-1536), Diarii
"Mestre è un castelo mia diece luntan di Veniexia, zoè per aqua cinque fino a la Torre di Margera, poi do a S.Zulian, e tre fino a Veniexia: è murato con mure alte: à ter porte [...]; è il mercato di venere, è la fiera di San Michiel (San Lorenzo). À do loze: una fuora del borgo, et l'altra soto el palazo dil Podestà. [...] Qui sta molti Zudei, et à una bella sinagoga; et quivi se impegna perché Venitiani non vol Hebrei stagi a Veniexia [...] poi Marocho dove è la caxa di Tiepoli [...]"
Niccolò MACHIAVELLI (Firenze 1469-1527), Principe
Cap.26: "Di qui nasce che in tanto tempo, in tante guerre fatte ne' passati venti anni, quando gli è stato uno esercito tutto italiano, sempre ha fatto mala pruova: di che è testimone prima el Taro, di poi Alessandria, Capua, Genova, Vailà, Bologna, Mestri."
Francesco GUICCIARDINI (Firenze 1483-Arcetri 1540), Storia d'Italia
Lib.8, cap.6: "Però attoniti per tanti mali, e temendo estremamente che non si facesse più innanzi il re di Francia, disperate le cose loro e astretti più da timidità che da consiglio, ritiratesi le genti loro a Mestri, le quali senza obedienza e ordine alcuno erano ridotte a numero molto piccolo, deliberorono, per non avere più tanti inimici, con disperazione forse troppo presta, di cedere allo imperio di terra ferma: né meno, per levare al re di Francia l'occasione di approssimarsi a Vinegia; perché non stavano senza sospetto che in quella città si facesse qualche tumulto, concitato da' popolari o dalla moltitudine innumerabile che vi abita di forestieri, questi tirati da desiderio di rubare, quegli da non volere tollerare che, essendo cittadini nati per lunga successione in una medesima città, anzi molti del medesimo sangue e delle medesime famiglie, fussino esclusi dagli onori, e in tutte le cose quasi soggetti a' gentiluomini."
Lib.8, cap.7: "Però cacciato il Dressina, e messo nella città settecento fanti de' viniziani e poco dipoi tutto l'esercito che, augumentato di fanti venuti di Schiavonia e di quegli che erano ritornati di Romagna, disegnava fare uno alloggiamento forte tra Marghera e Mestri, entrò in Trevisi; dove atteseno con somma diligenza a fortificarlo, e facendo correre i cavalli per tutto il paese vicino e mettere dentro più vettovaglie potevano, così per bisogno di quella città come per uso della città di Vinegia; nella quale da ogni parte accumulavano grandissima copia di vettovaglie."
Lib.9, cap.3: "[...] perché l'esercito viniziano, che si diceva essere di seicento uomini d'arme quattromila tra cavalli leggieri e stradiotti e ottomila fanti, sotto Giampaolo Baglione governatore e Andrea Gritti proveditore, partitosi prima da Soave e andatosi continuamente ritirando, secondo i progressi degli inimici, ne' luoghi sicuri, finalmente messa sufficiente guardia in Trevigi, e a Mestri posto mille fanti, si era ritirato alle Brentelle luogo vicino a tre miglia di Padova, in alloggiamento molto forte, perché il paese è pieno di argini e quel luogo circondato dall'acque di tre fiumi, Brenta, Brentella e Bacchiglione.
Per la ritirata del quale, i vicentini del tutto abbandonati e impotenti per se stessi a difendersi, non rimanendo loro
altra speranza che la misericordia del vincitore, e confidando potere più facilmente ottenerla per mezzo di Ciamonte, mandorono a dimandargli salvocondotto per mandare imbasciadori a lui e al principe di Anault; il quale
ottenuto, si presentorono in abito miserabile e pieni di mestizia e di spavento innanzi all'uno e l'altro di loro, che erano al Ponte a Barberano propinquo a dieci miglia a Vicenza."
Lib.11, cap.14: "Però, passato il fiume del Bacchiglione e saccheggiata Pieve di Sacco, popoloso e abbondante castello, e dipoi andati a Mestri e di quivi condotti a Marghera in sull'acque salse, tirorno, acciocché fusse più chiara la memoria di questa spedizione, con dieci pezzi d'artiglieria grossa verso Vinegia; le palle dei quali pervennono insino al monasterio
del tempio [di San] Secondo: e nel tempo medesimo predavano e guastavano tutto il paese, del quale erano fuggiti tutti
gli abitatori; facendo iniquissimamente la guerra contro alle mura, perché, non contenti della preda grandissima degli animali e delle cose mobili, abbruciavano con somma crudeltà Mestri, Marghera e Leccia Fucina e tutte le terre e ville del paese, e oltre a quelle tutte le case che aveano più di ordinaria bellezza o apparenza: nelle quali cose non appariva minore la empietà de' soldati del pontefice e degli altri italiani, anzi tanto maggiore quanto era più dannabile a loro che a' barbari incrudelire contro alle magnificenze e ornamenti della patria comune."

Giambattista RAMUSIO (Treviso 1485-Padova 1557), Viaggio di A.Contarini
Cap. 1: "Montai in barca con li sopradetti quattro e andai a San Michiel da Murano, dove, udita la messa, feci che 'l priore ne segnò tutti col legno della croce, e con la sua benedizione andassimo a drittura a Mestre, dove erano quivi apparecchiati cinque cavalli, sopra li quali montassimo, e col nome di Dio me ne andai a Treviso, avendo usata ogni diligenza di trovare una guida, la qual per danari non potei trovare."
Cap. 1: "Io gli presentai un cavallo portante tedesco, il qual fu uno di quelli con li quali mi parti' da Mestre, e gli altri, perché erano integri, volsero che gli lasciassi tutti lì e pigliassi cavalli del paese."

Leonardo DONÀ (Venezia 1536-1612), Il Viaggio dell'Ambasceria estraordinaria all'Imperatore Rodolfo secondo fatta dalli Carissimi ms. Zuane Michiel et ms. Leonardo Donado l'anno 1577
"Alli 7 detto venerdi a hore 21 con buona gratia del signor Dio partimo da Venetia con parte della nostra compagnia et venimo ad alloggiar la notte tre miglia sopra Mestre in una casa di Villa delli Frati di S. Giorgio chiamata Le Cadene la quale e mezzo miglio lontano dalla villa di Chiarignago et fuori della sua strada, quivi dimoramo il Sabbato, et la Domenica seguente così per dar comodità alla compagnia di venirci a trovare come per dar li ordini necessarij per il nostro viaggio.
Alli 10 detto Lunedì mattina partimo da le Cadene in diverse Carozze et passando per Mestre et per le ville di Zelarino et di Trevignano et di Martelago venimo a Tre Baseleghe villa 10 miglia sopra di Mestre ove riposamo i soli Ambasciatori accompagnati da 4 o 6 gentilhuomini havendo prima fatto passar gli altri avanti."
(per il testo e per una traduzione in italiano moderno: Il Viaggio a Vienna di Leonardo Donà, ambasciatore della repubblica veneta, nell'anno 1577, Diario introdotto trascritto ed annotato da Umberto Chiaromanni, Padova, Cleup, 2004)

Pietro GIANNONE (Ischitella 1676-Torino 1748), Vita scritta da lui medesimo
Cap. 10: "Quello che mi rimaneva da ristaurare era la mia salute, che tuttavia ruinava, onde facendo sentire al Pisani che io non ci trovava altro rimedio, che andarmene in Mestre o in qualche altra vicina campagna, se più dovea differirsi la villeggiatura di Rovere di Crè, egli l'affrettò il meglio che poté."

Goanto RINIO, pseudonimo di Antonio Gori (Venezia 1700-?), Le metamorfosi in birba trionfale nelle gare delle terre amanti, ovvero Mestre e Malghera: commedia musicale di tipo goldoniano, che ha come protagoniste le personificazioni delle varie località di Mestre: Bottenigo, Malghera, Mestre, Carpeneo.

Carlo GOLDONI (Venezia 1707-Parigi 1793), La cameriera brillante
"La Scena si rappresenta nella terra di Mestre, situata sul margine della terraferma Veneta, sette miglia distante dalla città di Venezia, in un casino di Pantalone."
"\ARG.\ Il signor Ottavio mi ha detto che con una gondola a quattro remi è venuto in cinque minuti da Venezia a Mestre;
e per veder voi ha lasciato la conversazione della duchessa, della marchesa, della principessa. (caricando e dipingendo
l'ampollosità di Ottavio)"
At.1, sc.5: "\PANT.\ No la ghe piase? E sì mo in ancuo Mestre xe deventà un Versaglies in piccolo. La scomenza dal canal de Malghera, la zira tutto el paese, e po la scorra el Terraggio fin a Treviso. La stenterà a trovar in nissun logo de Italia, e fora d'Italia, una villeggiatura cussì longa, cussì unita, cussì popolada come questa. Ghe xe casini che i par gallerie; ghe xe palazzi da città, da sovrani. Se fa conversazion stupende; feste da ballo magnifiche; tole spaventose. Tutti i momenti se vede a correr la posta, sedie, carrozze, cavalli, lacchè; flusso e reflusso da tutte le ore. Mi m'ho retirà fra terra, lontan dai strepiti, perché me piase la mia libertà. Per altro sento a dir che a Mestre se fa cossazze; che se spende assae; che se gode assae; e che se fa spiccar el bon gusto, la magnificenza e la pulizia de tutti i ordeni delle persone che fa onor alla nazion, alla patria e anca all'Italia medesima."
"\OTT.\ Eh! val più il mio feudo, che non val tutto Mestre e tutto il Terraglio insieme."
"\PANT.\ Cara ella, ghe sarà tanti a Mestre che gh'averà ambizion de recever in casa un soggetto della so qualità. Mi son un poveromo. No gh'ho da trattarla come la merita." "\OTT.\ Eh, ride il signor Pantalone; ride, scherza, si diverte. In campagna vi vuol brio, vi vogliono lepidezze. Bravo galantuomo. Bravo vecchietto allegro. Mi piacete assaissimo. Quando sarò vostro genero, fra voi e me saremo il divertimento di tutto Mestre."
At.1, sc.9: "\TON.\ Perché, caro sior barba, menarme via de qua? Son stà su ste lagune da piccolo arlevà. Gh'ho paura del mar, l'acqua me farà mal. No son gnanca stà a Mestre, per no andar per canal."
Carlo GOLDONI , Una delle ultime sere di Carnovale
At.3, sc.11: "\MARTA\ E per cossa méttelo sti putti uno a Mestre, e l'altro a Malghera?"
Giacomo CASANOVA (Venezia 1725-Dux, Boemia 1798), Storia della mia vita
"Passata la dogana i gondolieri presero a fendere vigorosamente le acquedel canale della Giudecca, che bisogna attraversare sia che si voglia andare a Fusina sia a Mestre, dove effettivamente io intendevo recarmi. Quando fummo a metà del canale, m'affacciai fuori [...]"
Ulteriori informazioni su Casanova e Mestre.
Pietro Gaspare MORO-LIN (Venezia 1805-?), Un viaggetto a venezia nel mese di ottobre ottocentotrentotto
"equipaggi [...] parte dei quali conducevasi a Mestre, parte era diretta a Treviso. [...] lorché Alberto a Mestre giungeva. [...] prima di porsi in viaggio per Venezia, leggesse gli affissi e quindi per Mestre resi di pubblica vista. [...] "A questo mondo, e propriamente sulla terra di Mestre" rispose senza scomporsi alberto - "io so essere i gondolieri un ordine il più avido ed il più indiscreto [...]"."
Ippolito NIEVO (Padova 1831-Mar Tirreno 1861), Confessioni di un Italiano
Cap. 11: "Avea ben avvisato Lucilio di operare la rivoluzione prima che Bonaparte ce ne mandasse da Milano l'ordine e le istruzioni; ma ciò non toglieva che i Francesi sarebbero venuti da Mestre: e una volta venuti, chi sa!... Fui pronto ad evocare la magnanima superbia d'Amilcare per liberarmi da queste paure."
Cap. 21: "Il duello avvenne la settimana seguente in un giardino vicino a Mestre. Io mi vi avviai come ad una passeggiata; avea l'occhio limpido, il polso sicuro, e perfino nell'anima m'era svampata ogni rabbia contro il Venchieredo; ne sentiva piuttosto compassione al vederlo pallido e tremante come una foglia."
Cap. 22: "Augusto Cisterna dimenticato e disprezzato da tutti rimase a Venezia; ma perfino i figliuoli vergognavano di portare il suo nome; ed Enrico, quello scapestrato, riconquistò qualche parte della mia stima col riportare uno sfregio traverso la faccia nella sortita di Mestre."
Cap. 22: "Va' là, va' là, non farmi l'impostore! - gli dissi - e prenditi la tua sposa, giacché te l'hai guadagnata a Mestre. Infatti egli non fu zoppo ad abbracciarla, e andammo a terminar l'allegria nella camera dell'Aquilina."
Cap. 22: "Il giorno stesso moriva nel campo dell'assedio sotto Mestre il general Partistagno. Aveva, lontani di là poche miglia, numerosi figliuoli de' quali nessuno poté consolare i suoi ultimi momenti."
Ippolito NIEVO, Novelliere campagnolo
La Santa di Arra, 5: "Arrivati a Pordenone ove faceva capo in allora la strada ferrata, il nuovo protettore della Santa non volle lasciarla se prima non l'ebbe aiutata a comperare il biglietto e a salir sul convoglio che partiva per Mestre. La poverina gli fu grata assai di tali buoni uffici, poiché in quell'andirivieni di gente e di bauli, in quel gridio dei conduttori, in quegli strani rumori delle macchine perdeva a mezzo il cervello."
Giosuè CARDUCCI (Valdicastello, Lucca 1835-Bologna 1907), Juvenilia: A Vittorio Emanuele.
"O cara Brescia, o cara/ Venezia! deh come tu suoni acerba/ A chi le piaghe serba/ Di Mestre e vide per la notte nera/ tutta affocata folgorar Marghèra". Ulteriori informazioni sul 1848 a Mestre.

Antonio FOGAZZARO (Vicenza 1842-1911), Malombra
Parte 2, cap.5: "E poi prendete una sposina giovane, bella, tutta fuoco, piantatevi a Torino o a Milano con dei maledetti nomacci di questa sorta, lunghi come da qui a Mestre, con una fila mai più finita di palle e di corni, perché ci hanno a essere anche quelli, vestitela, spogliatela, divertitela, scarrozzatela e anche... sto per dire... sì insomma, arrischiate di far crescere la famiglia, e mi saprete dire, coi vostri ottantamila cossa xeli, quanti salti farete. Io vi parlo col cuore in mano, perché vi considero di famiglia, Cesare."

Edmondo DE AMICIS (Oneglia 1846-Bordighera 1908)
Nel romanzo di De Amicis Sull'Oceano, alcuni dei personaggi principali provengono da Mestre:
1)  la "Signorina di Mestre", figlia di un ingegnere che lavora in Uruguay per andare a trovare il quale ella è partita in compagnia della propria zia; è malata di tubercolosi e vuole vedere il padre per l'ultima volta.
2) una famiglia di contadini dei dintorni di Mestre, a cui nasce il quarto figlio nel corso della traversata atlantica.
Italo SVEVO, pseudonimo di Ettore Schmitz (Trieste 1861-Motta di Livenza 1928), Corto viaggio sentimentale
"[...] Allora, da Padova a Mestre, fu la piena libertà. Il biondino nel cantuccio continuava a dormire e così il signor Aghios ebbe, per essersi staccato dal signor ispettore, lo stesso senso di libertà come quando s'era staccato dalla moglie. [...] Una donna  vecchia, molto grassa, faceva da contoniera poco prima di Mestre. Pareva che il petto, molto grosso, le rendesse difficile stare eretta. [...] Al momento di lasciare Mestre il biondino nel cantuccio si mosse, tese i bracci per sgranchirsi, come se fosse uscito da un sonno profondo, e mormorò chiaramente: «Come i sogni sono belli! Peccato lasciarli!» [...] Ma ancora una volta il sonno fu interrotto. L'arrivo a Mestre somigliò alla fine del mondo. Pareva come se una macchina potente si fosse messa a movere dalla ferramenta accatastata. L'Aghios spaventato si rizzò. Arrivò a vedere il bacis tranquillo e immoto, la mano sempre sulla faccia, eppoi, tranquillizzato, lasciò ricadere la testa pesante sul guanciale mormorando: «Manca il freno Westinghouse». Quanto sognò il signor Aghios? Certo non subito dopo abbandonato Mestre. Presso Gorizia, quando, alle quattro di mattina, il signor Aghios si destò, la distanza è lunga e il sogno sarebbe stato dimenticato come ogni altro sogno che certamente allieta anche il sonno più profondo."
Philip H. GIBBS (1877-1962), Viaggio nell'Europa del 1934
"I veneziani passeggiano su e giù in Piazza San Marco. Quando hanno percorso tutta la piazza in lunghezza, si voltano e rifanno il tragitto in senso inverso. La sera, la musica è gratis, ma le scarpe si consumano. Non c'è nientaltro da fare per divertirsi, a Venezia. la nuova autostrada che ha avvicinato la città l resto d'Italia porta via tanti visitatori quanti ne arrivano."
Alberto SAVINIO, pseudonimo di Andrea De Chirico (Atene 1891-Roma 1952), Nuova Enciclopedia
"gli zampironi si chiamano così dal nome dell'inventore Gio Batta Zampironi, che fondò il suo laboratorio in Mestre nel 1862"
Giovanni COMISSO (Treviso 1895-1969), Veneto felice
"Avevo letto nel diario d'un ignoto questa pagina: «È circa la mezzanotte. La stazione di Mestre è pressoché deserta. Sotto l'ampia tettoia poca gente attende, all'ultimo binario, il diretto per Udine, il quale è in ritardo. Dinanzi agli uffici un signore alto, diritto, corpulento, dal voltoquasi rotondo e grassoccio, con due grandi baffi d'un castano rossiccio, dall'apparenza nient'affatto aristocratica, passeggia su e giù, reggendo con la destra una valigetta [...] Il signore alto è l'arciduca Ferdinando d'Asburgo, nipote di Francesco Giuseppe ed erede al trono; la signora è la Contessa di Copek, sua moglie [...] Sarà il viaggio fatale per loro e per l'Europa tutta, perché a Sarajevo verranno uccisi...»"
Orio VERGANI (1898-1960)
"Tornato a Milano in treno - anche Dublino e la carrozza furono caricati per il ritorno alla stazione di Mestre -, per lungo tempo Coaro non dimenticò di essere stato il protagonista di un'avventura di cui avevano "parlato i giornali"."
Ernest HEMINGWAY (Oak Park, Illinois 1899-Ketchum, Idaho 1961)
Per vedere i brani in cui Hemingway parla di Mestre e per ulteriori informazioni su Heminway e Mestre, seguire il link.
Robert BYRON (Salisbury1905-Mar Mediterraneo 1941), La strada per Oxiana
"Andiamo in auto alla Malcontenta per il tè, percorrendo la nuova strada sulla laguna accanto alla ferrovia. Nove anni or sono Landberg trovò la Malcontenta pur celebrata in ogni libro sul Palladio, in condizioni rovinose, senza porte e finestre, un granaio di un'anonima masseria. Ne ha fatto una dimora abitabile."
Jean Paul SARTRE (Parigi 1905-1980), L'ultimo turista
"Chi abita a Venezia? Artigiani. Lucidatori, faleganmi, fabbricanti di mobili, vetrerie. Bottegucce. [...] Perché questo artigianato non è affatto quello che c'era. Venezia stupiva come oggi New York. Oggi la vita è a Mestre. Comune comunista."
Ernesto CALZAVARA (Treviso 1907), Ombre sui veri
"Stazione di Mestre stazione di Mestre/ è in arrivo al binario numero sette/ il treno locale per Piove di Sacco Adria/ [...]"
Neri POZZA (Vicenza 1912-1988), Le luci della peste
"Uscito da Mestre, il viaggio era diventato meraviglioso: traversarono la campagna annuvolata, gialla di frumento, di campi accestiti e di grandi alberi. [...] Paris [Bordone] fuggiva correndo. Ecco Mestre deserta, via in carrozza verso il Terraglio fra le piante come in una foresta; via, senza fermarsi, verso Mogliano. Ed ecco all'orizzonte levarsi le torri rosse di Treviso."
Alfred ANDERSCH (Monaco di Baviera 1914-Berzona, Svizzera 1980), La Rossa
"Mi pareva di non aver più visto automobili da un'eternità. Arrivammo a Mestre e scendemmo, era come se rimettessi piede sulla terraferma, ma ebbi una impressione sgradevole, era umido e freddo. Infilammo una via lunga, passammo davanti a negozi e bar e distributori di benzina, era evidentemente la via principale di Mestre, la via principale di un sobborgo di fabbriche, lunga, sporca, brutta. [...] In fondo a quella strada eravamo alla periferia di Mestre, [...] «Fabio non è mai venuto a Mestre con una donna» [...] Da Mestre si può telefonare direttamente a Venezia."
Giuseppe BERTO (Mogliano Veneto 1914-Roma 1978), Il male oscuro
"[...] c'è un grande stradone con dei platani per andare a Mestre e lampadine accese a distanza agli incroci o davanti a un'osteria, pedalo forte per scaldarmi e a squarciagola canto. [...] domattina andrò in collegio ma stasera sono ancora libero e vado a Mestre alla fiera di San Michele, ultima domenica di festeggiamenti, c'è molta gente in piazza e musica della banda, festoni di lampadine, la grande impalcatura della tombola estratta di pomeriggio [...] mi chiede se l'accompagno dato che abita in via Piave non molto lontano, e io l'accompagnerei anche in capo al mondo ora da quanto sono innamorato [...] andiamo verso via Piave camminando senza fretta [...]"
Marcello MASTROIANNI (Fontana Liri 1924-Parigi 1997), Mi ricordo, sì, io mi ricordo
"A Mestre, di sera, quasi di notte, presi un treno che andava verso Bassano del Grappa. C'era il rischio degli attacchi aerei, quindi i treni viaggiavano con le luci spente."
Ernesto SFRISO (Udine 1921), Il morto in piazza
Il romanzo contiene una descrizione di Piazzale Donatori di Sangue (già Piazzale Sicilia), che comincia così: "La piazza è di forma ovoidale racchiusa tra blocchi di cemento e colate di calcestruzzo su tre lati; sul primo, un gran casamento, un condominio che sembra una gabbia per scimmioni, con negozi e una banca a pianterreno [...]"
Giorgio Mario BERGAMO (Bologna 1922), Addio a Recanati
Il romanzo contiene una lunga descrizione di Mestre, da corso del Popolo al Terraglio, da Porto Marghera a Piazza XXVII Ottobre, che inizia con queste parole: "Mestre era un paesone quasi ameno, ancora riparato, complice la ferrovia". Giorgio Mario è figlio di Mario Bergamo.
Giovanni PEREGO (Venezia 1922), La recita
"[...] i burchi giunti da Mestre, da Sottomarina, da San Pietro in Volta, da Pellestrina, colmi di cavoli, di cicorie, di cappucci e di verze, attraccati alla riva del Canal Grande [...] Si usciva dalla Favorita e si risaliva sulla Lambda e la grande macchina filava via nella luce verde degli alberi che accompagnavano il Terraglio, allora, se ben ricordo, non ancora asfaltato, una candida e larga striscia di terriccio battuto."
Corrado BALEST (Sospirolo, Belluno 1923), Pensieri di un pittore
"Gennaio 1955. Andando per la città di Mestre, ove ora mi trovo, mi capitano all'improvviso agli occhi certe visioni di gente occupata nelle sue faccende d'ogni giorno [...] E mi pare che se riuscissi a rappresentare tali cose nella mia pittura, essa ne riuscirebbe molto arricchita."
Paolo BARBARO (Mestrino, Padova 1923), Malalali
"Da Stoccolma all'Africa, via Milano... Telefonai subito alla Rita, che abitava a Mestre, se era disposta ad incontrarmi a Milano. No, non si può. Siamo nel '67, siamo già diventati la settima, presto saremo la sesta potenza industriale del mondo. Mestre è una città in pieno sviluppo, e lei Rita ha 21 anni, quasi 22... Ma non può, non può venire a Milano a salutarmi [...] Allora vado io. Tre aerei: Stoccolma-Francoforte-Milano-Tessèra: e in quell'aeroporto incredibile fra terra e acqua, che pare enorme perché è proprio sull'acqua da tutte le parti fino alle luci di Mestre, e ora l'aereo tra acqua e luci stenta ad atterrare [...]"
Nantas SALVALAGGIO (Venezia 1923), Fuga da Venezia
"Così mi presentai al comando territoriale della fanteria, caserma Matter. [...] il caldo fiato della caserma Matter. [...] ho detto che si chiama Matter, ma non aveva niente di materno."
Gian Antonio CIBOTTO (Rovigo 1925), Veneto d'ombra
"La mia scoperta della città diletta del raffunatissimo Giacomo Natta, che amava perdersi «nel dolce mare dell'anonimato», è dovuta al fervore polemico di Giuseppe Berto. Che una sera di festa, dopo aver vinto un premio nato all'insegna della più calda amicizia, ha voluto battere i sentieri della giovinezza, quando riparava di continuo in piazza Ferretto, nel turbine giovanile, a dimenticare le pene d'amore sofferte fra calli e campielli, causa una fanciulla vittima di certe ambizioni familiari in materia di sponsali [...] Al suo fianco il muro dei palazzi costruiti in disordinata successione [...] Usciti dal parco attraverso un buco esistente nella rete di protezione, la seconda tappa è stato il «quasi salotto» davanti al cinema (un tempo, a dire il vero, teatro di rara eleganza) Toniolo [...] Ebbene, Mestre è come queste ragazze, sempre pronte all'incontro, al dialogo, alla fiducia. Mentre Venezia alla gente di terraferma ha regolarmente sbattuto la porta in faccia, Mestre ci ha accolti a braccia aperte, facendoci sentire subito a casa. Per questo motivo io l'amo senza riserve, e per contro, non appena sbarco a piazzale Roma, sto sulla difensiva. Non credere alle sciocchezze degli esteti che parlano di città-dormitorio, di mostro edilizio. È una città viva, tipica del nostro tempo, dove la sorpresa è nascosta dietro l'angolo della strada. Certo mancano le perle architettoniche di Venezia, di Verona, di Vicenza; però a saperla girare offre degli scorci degni della pittura d'una volta [...] ti farò vedere una Marghera che ricorda certa Londra segreta [...] Allora ho afferrato che mi trovavo a Marghera, non a Londra"
Lauro D'ALBERTO (Feltre 1928), Ca' dei Cuori
"La famiglia dei miei nonni materni abitava in un antico dignitoso palazzotto settecentesco nel centro di Mestre prospiciente il Canale Osellino, con un porticato ad archi al piano terreno ove vi erano un'osteria ed un negozio di tessuti della ditta "Zacchello". Durante la prima guerra mondiale l'edificio era un polo di forte attrazione per i giovani ufficiali di stanza a Mestre che ronzavano attorno alle tre giovani ed attraenti sorelle. [...] Assieme alle tre sorelle, in qualità di cameriera, viveva nella grande casa di via Olivi anche la Maria Michieletto, una ragazza della loro stessa età [...]"
Carlo DELLA CORTE (Venezia 1930), ...e muoio disperato!
"[...] la direzione generale se ne stava acquartierata a Mestre, anche se gli studi, per motivi di prestigio, rimanevano a Venezia, [...]Come quella sua collega lombarda e incasinata, che mi ha riempito via Cappuccina di documentari balbettanti sulla Strada del Vino Rosso e quella del Vino Bianco, per far piacere all'onorevole del luogo, [...]"
Ernesto Maria SFRISO (Venezia), Maca'è
A metà fra storia e romanzo, l'autore racconta una zona di Mestre, Altobello o Maccallè.
Patricia HIGHSMITH, Those Who Walk Away (1988)
"[...] Mario's in mid-morning of the 24th, having made his way from Venice to Mestre late Tuesday night, a bedless night for him in various Mestre coffee-bars. [...] Mestre, Coleman thought, Mestre on the mainland. That was the place to go to. Coleman started to go into [...] Mestre. Coleman got a piece of paper from the barman, cheap paper with tiny blue squares, just the thing. He could buy an envelope at a tobacconist's [...] He made inquiries about the boat and train to Mestre, then bad a lunch of [...]"
Giuseppe SVALDUZ (Mestre 1932)
Giuseppe SVALDUZ, Una croce sulla foiba (1996):
"Il Professore stava assistendo, verso la fine di marzo, allo sciopero di Porto Marghera [...] L'avevano visto [Modesto] nella fotografia di un giornale mentre entrava, assieme a quelli della 31a brigata Garibaldi Erminio Ferretto, in centro a Mestre il 27 aprile, [...]"
Giuseppe SVALDUZ, Pietre scartate (2003):
"[...] consegnai, assieme al mio amico Piero Bergamo, un libro che ricordava la nostra città al Presidente della Repubblica fermatosi apposta nella Piazza Centrale. Quella piazza che, ora rinnovata, attraverso ogni giorno e che mi provoca altre commozioni [...] Nel periodo in cui ho insegnato, dapprima come studente universitario e poi come ingegnere, materie tecniche nell'Istituto di Don Orione della mia città, [...]"
Ivo PRANDIN (Bosaro, Rovigo 1935), Uno sguardo dal cavalcavia, ne Il Gazzettino del 30 settembre 1967
Valter FONTANELLA (Mestre 1938), Racconti mestrini
Quindici racconti diversi ma accomunati dall'ambientazione a Mestre; racconti spesso con un finale a sorpresa e che abbracciano molti aspetti della vita odierna, dal traffico della tangenziale allo sport, dalla tecnologia alle truffe, dal pensionamento alla vita studentesca, con uno stile elegante e un linguaggio preciso e coinvolgente.
"[...] passando per caso da quelle parti, tornavo a casa da una delle mie consuete passeggiate in centro, quelle che mi portavano fino a Via Palazzo e alla Torre."
"[...] aveva cominciato a partecipare alle cerimonie di pensionamento che si svolgono annualmente nella sala mensa della fabbrica a Porto Marghera"
Anna Maria CARPI (Milano 1939), Racconti di gioia e di nebbia
"la zona industriale [...] Quando vide riapparire Marghera e le terre compatte e l'andirivieni delle strade e poi le luci e le case più alte di Mestre, [...] Alla fine sbucò nel centro di Mestre. In Piazza Ferretto c'eraancora una discreta animazione. [...] le due ex compagne del Metro di Mestre e poi, davanti al bar Ciak uno del residence [...]"
Donna LEON (New Jersey 1942), Dressed for death
"Non si sa come sia stato concesso, in passato, il permesso di costruzione per il macello. Successe prima ancora che Marghera diventasse uno dei poli industriali italiani. Un centro fiorente, anche se fiorente in questo caso non è il vocabolo esatto." (trad.it.Ivo Prandin)
Gigi CORAZZOL (Milano 1945), Cineografo di banditi su sfondo di monti
"Domenego Bon non andrà a Mestre se non saranno dimezzate le gravezze sulla cancelleria. [...] La Rocca d'Anfo è la Rocca d'Anfo, va bene, non è Mestre. Pietro Bembo era appunto podestà di Mestre. [...] e non riesce a togliersi dagli occhi la vista della torre Belfredo. [...] Tra le podesterie un poco più consistenti si segnalano come specialmente vitande Asolo, Conegliano e Mestre"
ACHENG (Cina 1949), Diario veneziano
"Sono arrivato a Mestre alle sei e mezza del mattino e di qui ho preso un treno per Venezia. Mestre è quella parte di Venezia che sta sulla terraferma."
Gianfranco BETTIN (Mestre 1955), Qualcosa che brucia
"L'altra faccia di Venezia è una città vasta e senza bellezza, sparsa alla rinfusa in terraferma, in grandi quartieri, come un fitto, frastagliato arcipelago di pietra. [...] Vista da Venezia, Porto Marghera era solo un orizzonte immerso in strane e sporche foschie, in sinistre vampate: una linea d'oltremare irta di camini e di strutture metalliche ignote e lontane. [...] Aveva infatti preso la strada per la stazione di Mestre. Scendemmo il cavalcavia, poi giungemmo sul piazzale di fronte alla ferrovia e proseguimmo per una starda buia, superando un passaggio a livello [...]"
Okechukwu ANYADIEGWU (Oba, Nigeria 1964), Buongiorno, Signora!
"Si era lasciato sedurre da un'amica di Laura, proprietaria di un salone di bellezza a Mestre, con conseguenti scene di gelosia, equilibrismi verbali, scuse, pretesti, menzogne. [...] Una donna conosciuta in treno, mentre tornava da Firenze a Padova, gli aveva offerto un posto nell'industria casearia del marito nella cittadina di Dolo, a metà strada fra Padova e Mestre."
Marco FRANZOSO (Dolo 1966), Westwood dee-jay
"È le cinque de matìna e Westwood, el noto dee-jay de Mestre, sta in machina a girare per le strade deserte de la soa cità. [...] Quando ariva en corso del popolo gira a destra per via garibaldi en cerca de 'na compagnia feminìl."
Eraldo BALDINI, Melma, VerdeNero, Legambiente, 2007
Romanzo ambientato in un immaginario anno 2031 a Porto Marghera, tra terroristi, danni ambientali e aree inquinate.
(Testi realizzati dall'Autore sotto indicato esclusivamente per il sito mes3.altervista.org, tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo e soprattutto su altri siti internet)

Bibliografia e ulteriori informazioni:

Home-page