- Mestre
in letteratura
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- Scrissero di Mestre:
- Leon Battista ALBERTI, (XV secolo) De Re
Aedificatoria, libro III, cap. III:
- "Nosque vidimus turrim apud Metrem,
Venetiarum oppidum, quae post annos aliquot quam absoluta
extitit, pondere suo perforato cui incombebat solo, uti
res monstravit, tenui et imbecilli, ad summa usque
propugnacula immersa ierit" (trad.it.: "Noi
stessi vedemmo una torre presso Mestre,
cittadella fortificata del Veneto, che dopo alcuni anni
da quando venne lasciata priva di sostegni, si immerse
fino alla parte superiore dei merli, a causa del proprio
peso, nel terreno sul quale era stata costruita, che si
era rivelato molle e debole").
- Giovanni VILLANI (Firenze 1280-1348), Nuova cronica
- Lib.12, cap.54: "In quelli giorni a dì XV d'ottobre,
credendosi i Viniziani per trattato di moneta avere il
castello di Mestri, furono ingannati e
traditi dal castellano che v'era per mesere Mastino,
credendo prendere de' maggiori di Vinegia che v'andavano;
ma non vi giunsono al termine dato; ma di loro masnade a
piè vi rimasono presi più di CCL; onde i Viniziani
rimasono molto aontati. Poi a dì XX d'ottobre si
partirono dalla Motta messere Piero e mesere Marsilio
Rossi capitani dell'oste nostra e de' Viniziani con MD
cavalieri e IIIm pedoni, vegnendo francamente per
trevigiana ardendo e guastando il paese: e sanza alcuno
contasto vennero infino alle porte di Trevigi, e di là
vennero poi a Mestri e arsono tutti i
borghi; e poisi misero a gran pericolo vegnendo in
padovana per le molte fiumane e canali che aveano a
passare, ond'erano tagliati i ponti; per la qual cagione
si missono a grande affanno e rischio, abandonandosi alla
fortuna come ardita e valentre gente."
- Lib.12, cap.90: "e' Viniziani n'adomandavano fiorini
XXXVIm d'oro, avendo avanzato il quarto danaio di tutta
la spesa fatta per loro nella detta guerra sopra i nostri
e loro cavalieri e pedoni per gabelle gravi e imposte
fatte per loro sopra·cciò ch'andava
nell'oste; e non volieno isbattere la parte nostra del
conquisto di Mestri e del ponte di Praga,
ch'era e sono di grande entrata di passaggi; e volendo il
nostro Comune contare co·lloro e pagarli di ciò, che
restassono ad avere, e però vi mandarono ambasciadori e
ragionieri, mai non ne vollono mostrare ragione, né
commetterla inn-amici comuni fuori di Vinegia, se non
«ego voleo, ego giubeo», cioè così vuole meser lo
doge e il Comune di Vinegia."
- Libro 6,50: "nondimeno per levare
ridotto a' loro aversari arsono le villate d'intorno, e i
borghi del castello di Mestri. Giunto
messer Currado Lupo incontanente colle sue masnade
tedesche corse il paese, e cavalcò fino a Marghera
presso di Vinegia a tre miglia di mare in sul canale che
andava a Trevigi, nel quale trovarono più barche cariche
di vittuaglia e d'arme ch'andavano a Trevigi, le quali
prese, e li uomini fece impiccare, e·lla roba conducere
al campo."
Domenico Di Giovanni detto BURCHIELLO (Firenze 1404-Roma 1449),
Rime
"Demo a Venesia sei cappuzzi al soldo,/ Un boccal d'acqua
per un bagattin,/ Un grosso se gli vende quel del vin, / Perzò
che d'ogni tempo el z'è gran coldo./ Un buel di tre brazza di
biroldo, / Che val diesi dinari, o un soldin:/ E noi l'avemo
masìe da mattin/ Perzò che va in Rialto il Manigoldo./ I Medisi
han ducati per condutta,/ E da Mestri ghe vien
Ai, e Zivolle,/ E Zievoli, e Luzi ghe se ne butta;/ E 'l pane ha
dure, e grieve le miolle,/ E moll'e fin è la sua crosta tutta,/
E negotta si bagna stando in molle.
/ Odi contrarietà di gente folle!/ Vinegia è in acqua, come voi
sapete,/ E non che loro, i Can muoion di sete."
- Marin SANUDO (Venezia 1466-1536), Diarii
- "Mestre è un castelo mia diece
luntan di Veniexia, zoè per aqua cinque fino a la Torre
di Margera, poi do a S.Zulian,
e tre fino a Veniexia: è murato con mure alte: à ter
porte [...]; è il mercato di venere, è la fiera di San
Michiel (San Lorenzo). À do loze: una fuora del borgo,
et l'altra soto el palazo dil Podestà. [...] Qui sta
molti Zudei, et à una bella sinagoga; et quivi se
impegna perché Venitiani non vol Hebrei stagi a Veniexia
[...] poi Marocho dove è la caxa di
Tiepoli [...]"
- Niccolò MACHIAVELLI (Firenze 1469-1527), Principe
- Cap.26: "Di qui nasce che in tanto tempo, in tante
guerre fatte ne' passati venti anni, quando gli è stato
uno esercito tutto italiano, sempre ha fatto mala pruova:
di che è testimone prima el Taro, di poi Alessandria,
Capua, Genova, Vailà, Bologna, Mestri."
- Francesco GUICCIARDINI (Firenze 1483-Arcetri 1540), Storia
d'Italia
Lib.8, cap.6: "Però attoniti per tanti mali, e
temendo estremamente che non si facesse più innanzi il
re di Francia, disperate le cose loro e astretti più da
timidità che da consiglio, ritiratesi le genti loro a Mestri,
le quali senza obedienza e ordine alcuno erano ridotte a
numero molto piccolo, deliberorono, per non avere più
tanti inimici, con disperazione forse troppo presta, di
cedere allo imperio di terra ferma: né meno, per levare
al re di Francia l'occasione di approssimarsi a Vinegia;
perché non stavano senza sospetto che in quella città
si facesse qualche tumulto, concitato da' popolari o
dalla moltitudine innumerabile che vi abita di forestieri,
questi tirati da desiderio di rubare, quegli da non
volere tollerare che, essendo cittadini nati per lunga
successione in una medesima città, anzi molti del
medesimo sangue e delle medesime famiglie, fussino
esclusi dagli onori, e in tutte le cose quasi soggetti a'
gentiluomini."
- Lib.8, cap.7: "Però cacciato il Dressina, e messo
nella città settecento fanti de' viniziani e poco dipoi
tutto l'esercito che, augumentato di fanti venuti di
Schiavonia e di quegli che erano ritornati di Romagna,
disegnava fare uno alloggiamento forte tra Marghera e Mestri,
entrò in Trevisi; dove atteseno con somma diligenza a
fortificarlo, e facendo correre i cavalli per tutto il
paese vicino e mettere dentro più vettovaglie potevano,
così per bisogno di quella città come per uso della
città di Vinegia; nella quale da ogni parte accumulavano
grandissima copia di vettovaglie."
- Lib.9, cap.3: "[...] perché l'esercito viniziano,
che si diceva essere di seicento uomini d'arme
quattromila tra cavalli leggieri e stradiotti e ottomila
fanti, sotto Giampaolo Baglione governatore e Andrea
Gritti proveditore, partitosi prima da Soave e andatosi
continuamente ritirando, secondo i progressi degli
inimici, ne' luoghi sicuri, finalmente messa sufficiente
guardia in Trevigi, e a Mestri posto
mille fanti, si era ritirato alle Brentelle luogo vicino
a tre miglia di Padova, in alloggiamento molto forte,
perché il paese è pieno di argini e quel luogo
circondato dall'acque di tre fiumi, Brenta, Brentella e
Bacchiglione.
Per la ritirata del quale, i vicentini del tutto
abbandonati e impotenti per se stessi a difendersi, non
rimanendo loro
altra speranza che la misericordia del vincitore, e
confidando potere più facilmente ottenerla per mezzo di
Ciamonte, mandorono a dimandargli salvocondotto per
mandare imbasciadori a lui e al principe di Anault; il
quale
ottenuto, si presentorono in abito miserabile e pieni di
mestizia e di spavento innanzi all'uno e l'altro di loro,
che erano al Ponte a Barberano propinquo a dieci miglia a
Vicenza."
- Lib.11, cap.14: "Però, passato il fiume del
Bacchiglione e saccheggiata Pieve di Sacco, popoloso e
abbondante castello, e dipoi andati a Mestri
e di quivi condotti a Marghera in sull'acque salse,
tirorno, acciocché fusse più chiara la memoria di
questa spedizione, con dieci pezzi d'artiglieria grossa
verso Vinegia; le palle dei quali pervennono insino al
monasterio
del tempio [di San] Secondo: e nel tempo medesimo
predavano e guastavano tutto il paese, del quale erano
fuggiti tutti
gli abitatori; facendo iniquissimamente la guerra contro
alle mura, perché, non contenti della preda grandissima
degli animali e delle cose mobili, abbruciavano con somma
crudeltà Mestri, Marghera e Leccia Fucina
e tutte le terre e ville del paese, e oltre a quelle
tutte le case che aveano più di ordinaria bellezza o
apparenza: nelle quali cose non appariva minore la
empietà de' soldati del pontefice e degli altri italiani,
anzi tanto maggiore quanto era più dannabile a loro che
a' barbari incrudelire contro alle magnificenze e
ornamenti della patria comune."
Giambattista RAMUSIO (Treviso 1485-Padova 1557), Viaggio
di A.Contarini
Cap. 1: "Montai in barca con li sopradetti quattro e andai a
San Michiel da Murano, dove, udita la messa, feci che 'l priore
ne segnò tutti col legno della croce, e con la sua benedizione
andassimo a drittura a Mestre, dove erano quivi
apparecchiati cinque cavalli, sopra li quali montassimo, e col
nome di Dio me ne andai a Treviso, avendo usata ogni diligenza di
trovare una guida, la qual per danari non potei trovare."
Cap. 1: "Io gli presentai un cavallo portante tedesco, il
qual fu uno di quelli con li quali mi parti' da Mestre,
e gli altri, perché erano integri, volsero che gli lasciassi
tutti lì e pigliassi cavalli del paese."
- Leonardo DONÀ (Venezia 1536-1612), Il Viaggio dell'Ambasceria
estraordinaria all'Imperatore Rodolfo secondo fatta dalli
Carissimi ms. Zuane Michiel et ms. Leonardo Donado l'anno
1577
- "Alli 7 detto venerdi a hore 21 con buona gratia del
signor Dio partimo da Venetia con parte della nostra
compagnia et venimo ad alloggiar la notte tre miglia
sopra Mestre in una casa di Villa delli
Frati di S. Giorgio chiamata Le Cadene
la quale e mezzo miglio lontano dalla villa di Chiarignago
et fuori della sua strada, quivi dimoramo il Sabbato, et
la Domenica seguente così per dar comodità alla
compagnia di venirci a trovare come per dar li ordini
necessarij per il nostro viaggio.
- Alli 10 detto Lunedì mattina partimo da le Cadene in
diverse Carozze et passando per Mestre
et per le ville di Zelarino et di Trevignano
et di Martelago venimo a Tre Baseleghe villa 10 miglia
sopra di Mestre ove riposamo i soli
Ambasciatori accompagnati da 4 o 6 gentilhuomini havendo
prima fatto passar gli altri avanti."
- (per il testo e per una traduzione in italiano moderno: Il
Viaggio a Vienna di Leonardo Donà, ambasciatore della
repubblica veneta, nell'anno 1577, Diario introdotto
trascritto ed annotato da Umberto Chiaromanni, Padova,
Cleup, 2004)
Pietro GIANNONE (Ischitella 1676-Torino 1748), Vita
scritta da lui medesimo
Cap. 10: "Quello che mi rimaneva da ristaurare era la mia
salute, che tuttavia ruinava, onde facendo sentire al Pisani che
io non ci trovava altro rimedio, che andarmene in Mestre
o in qualche altra vicina campagna, se più dovea differirsi la
villeggiatura di Rovere di Crè, egli l'affrettò il meglio che
poté."
Goanto RINIO, pseudonimo di Antonio Gori (Venezia 1700-?), Le
metamorfosi in birba trionfale nelle gare delle terre amanti,
ovvero Mestre e Malghera: commedia musicale di tipo
goldoniano, che ha come protagoniste le personificazioni delle
varie località di Mestre: Bottenigo, Malghera, Mestre, Carpeneo.
- Carlo GOLDONI (Venezia 1707-Parigi 1793), La
cameriera brillante
"La Scena si rappresenta nella terra di Mestre,
situata sul margine della terraferma Veneta, sette miglia
distante dalla città di Venezia, in un casino di
Pantalone."
"\ARG.\ Il signor Ottavio mi ha detto che con una
gondola a quattro remi è venuto in cinque minuti da
Venezia a Mestre;
e per veder voi ha lasciato la conversazione della
duchessa, della marchesa, della principessa. (caricando e
dipingendo
l'ampollosità di Ottavio)"
At.1, sc.5: "\PANT.\ No la ghe piase? E sì mo in
ancuo Mestre xe deventà un Versaglies
in piccolo. La scomenza dal canal de Malghera, la zira
tutto el paese, e po la scorra el Terraggio fin a Treviso.
La stenterà a trovar in nissun logo de Italia, e fora d'Italia,
una villeggiatura cussì longa, cussì unita, cussì
popolada come questa. Ghe xe casini che i par gallerie;
ghe xe palazzi da città, da sovrani. Se fa conversazion
stupende; feste da ballo magnifiche; tole spaventose.
Tutti i momenti se vede a correr la posta, sedie,
carrozze, cavalli, lacchè; flusso e reflusso da tutte le
ore. Mi m'ho retirà fra terra, lontan dai strepiti,
perché me piase la mia libertà. Per altro sento a dir
che a Mestre se fa cossazze; che se spende assae; che se
gode assae; e che se fa spiccar el bon gusto, la
magnificenza e la pulizia de tutti i ordeni delle persone
che fa onor alla nazion, alla patria e anca all'Italia
medesima."
"\OTT.\ Eh! val più il mio feudo, che non val tutto
Mestre e tutto il Terraglio insieme."
- "\PANT.\ Cara ella, ghe sarà tanti a Mestre
che gh'averà ambizion de recever in casa un soggetto
della so qualità. Mi son un poveromo. No gh'ho da
trattarla come la merita." "\OTT.\ Eh, ride il
signor Pantalone; ride, scherza, si diverte. In campagna
vi vuol brio, vi vogliono lepidezze. Bravo galantuomo.
Bravo vecchietto allegro. Mi piacete assaissimo. Quando
sarò vostro genero, fra voi e me saremo il divertimento
di tutto Mestre."
At.1, sc.9: "\TON.\ Perché, caro sior barba,
menarme via de qua? Son stà su ste lagune da piccolo
arlevà. Gh'ho paura del mar, l'acqua me farà mal. No
son gnanca stà a Mestre, per no andar
per canal."
Carlo GOLDONI , Una delle ultime sere di Carnovale
At.3, sc.11: "\MARTA\ E per cossa méttelo sti putti
uno a Mestre, e l'altro a Malghera?"
- Giacomo CASANOVA (Venezia 1725-Dux, Boemia 1798), Storia
della mia vita
- "Passata la dogana i gondolieri presero a fendere
vigorosamente le acquedel canale della Giudecca, che
bisogna attraversare sia che si voglia andare a Fusina
sia a Mestre, dove effettivamente io
intendevo recarmi. Quando fummo a metà del canale, m'affacciai
fuori [...]"
- Ulteriori informazioni su Casanova
e Mestre.
- Pietro Gaspare MORO-LIN (Venezia 1805-?), Un
viaggetto a venezia nel mese di ottobre
ottocentotrentotto
- "equipaggi [...] parte dei quali conducevasi a Mestre,
parte era diretta a Treviso. [...] lorché Alberto a Mestre
giungeva. [...] prima di porsi in viaggio per Venezia,
leggesse gli affissi e quindi per Mestre
resi di pubblica vista. [...] "A questo mondo, e
propriamente sulla terra di Mestre"
rispose senza scomporsi alberto - "io so essere i
gondolieri un ordine il più avido ed il più indiscreto
[...]"."
- Ippolito NIEVO (Padova 1831-Mar Tirreno 1861), Confessioni
di un Italiano
Cap. 11: "Avea ben avvisato Lucilio di operare la
rivoluzione prima che Bonaparte ce ne mandasse da Milano
l'ordine e le istruzioni; ma ciò non toglieva che i
Francesi sarebbero venuti da Mestre: e
una volta venuti, chi sa!... Fui pronto ad evocare la
magnanima superbia d'Amilcare per liberarmi da queste
paure."
Cap. 21: "Il duello avvenne la settimana seguente in
un giardino vicino a Mestre. Io mi vi
avviai come ad una passeggiata; avea l'occhio limpido, il
polso sicuro, e perfino nell'anima m'era svampata ogni
rabbia contro il Venchieredo; ne sentiva piuttosto
compassione al vederlo pallido e tremante come una foglia."
Cap. 22: "Augusto Cisterna dimenticato e disprezzato
da tutti rimase a Venezia; ma perfino i figliuoli
vergognavano di portare il suo nome; ed Enrico, quello
scapestrato, riconquistò qualche parte della mia stima
col riportare uno sfregio traverso la faccia nella
sortita di Mestre."
Cap. 22: "Va' là, va' là, non farmi l'impostore! -
gli dissi - e prenditi la tua sposa, giacché te l'hai
guadagnata a Mestre. Infatti egli non fu
zoppo ad abbracciarla, e andammo a terminar l'allegria
nella camera dell'Aquilina."
- Cap. 22: "Il giorno stesso moriva nel campo dell'assedio
sotto Mestre il general Partistagno.
Aveva, lontani di là poche miglia, numerosi figliuoli de'
quali nessuno poté consolare i suoi ultimi momenti."
- Ippolito NIEVO, Novelliere campagnolo
La Santa di Arra, 5: "Arrivati a Pordenone ove
faceva capo in allora la strada ferrata, il nuovo
protettore della Santa non volle lasciarla se prima non l'ebbe
aiutata a comperare il biglietto e a salir sul convoglio
che partiva per Mestre. La poverina gli
fu grata assai di tali buoni uffici, poiché in quell'andirivieni
di gente e di bauli, in quel gridio dei conduttori, in
quegli strani rumori delle macchine perdeva a mezzo il
cervello."
- Giosuè CARDUCCI (Valdicastello, Lucca 1835-Bologna 1907),
Juvenilia: A Vittorio Emanuele.
- "O cara Brescia, o cara/ Venezia! deh come tu suoni
acerba/ A chi le piaghe serba/ Di Mestre
e vide per la notte nera/ tutta affocata folgorar Marghèra".
Ulteriori informazioni sul 1848
a Mestre.
Antonio FOGAZZARO (Vicenza 1842-1911), Malombra
Parte 2, cap.5: "E poi prendete una sposina giovane, bella,
tutta fuoco, piantatevi a Torino o a Milano con dei maledetti
nomacci di questa sorta, lunghi come da qui a Mestre,
con una fila mai più finita di palle e di corni, perché ci
hanno a essere anche quelli, vestitela, spogliatela, divertitela,
scarrozzatela e anche... sto per dire... sì insomma, arrischiate
di far crescere la famiglia, e mi saprete dire, coi vostri
ottantamila cossa xeli, quanti salti farete. Io vi parlo col
cuore in mano, perché vi considero di famiglia, Cesare."
- Edmondo DE AMICIS (Oneglia 1846-Bordighera 1908)
- Nel romanzo di De Amicis Sull'Oceano, alcuni dei
personaggi principali provengono da Mestre:
- 1) la "Signorina di Mestre",
figlia di un ingegnere che lavora in Uruguay per andare a
trovare il quale ella è partita in compagnia della
propria zia; è malata di tubercolosi e vuole vedere il
padre per l'ultima volta.
- 2) una famiglia di contadini dei dintorni di
Mestre, a cui nasce il quarto figlio nel corso
della traversata atlantica.
- Italo SVEVO, pseudonimo di Ettore Schmitz (Trieste 1861-Motta
di Livenza 1928), Corto viaggio sentimentale
- "[...] Allora, da Padova a Mestre,
fu la piena libertà. Il biondino nel cantuccio
continuava a dormire e così il signor Aghios ebbe, per
essersi staccato dal signor ispettore, lo stesso senso di
libertà come quando s'era staccato dalla moglie. [...]
Una donna vecchia, molto grassa, faceva da
contoniera poco prima di Mestre. Pareva
che il petto, molto grosso, le rendesse difficile stare
eretta. [...] Al momento di lasciare Mestre il biondino
nel cantuccio si mosse, tese i bracci per sgranchirsi,
come se fosse uscito da un sonno profondo, e mormorò
chiaramente: «Come i sogni sono belli! Peccato lasciarli!»
[...] Ma ancora una volta il sonno fu interrotto. L'arrivo
a Mestre somigliò alla fine del mondo.
Pareva come se una macchina potente si fosse messa a
movere dalla ferramenta accatastata. L'Aghios spaventato
si rizzò. Arrivò a vedere il bacis tranquillo e immoto,
la mano sempre sulla faccia, eppoi, tranquillizzato,
lasciò ricadere la testa pesante sul guanciale
mormorando: «Manca il freno Westinghouse». Quanto
sognò il signor Aghios? Certo non subito dopo
abbandonato Mestre. Presso Gorizia,
quando, alle quattro di mattina, il signor Aghios si
destò, la distanza è lunga e il sogno sarebbe stato
dimenticato come ogni altro sogno che certamente allieta
anche il sonno più profondo."
- Philip H. GIBBS (1877-1962), Viaggio nell'Europa del
1934
- "I veneziani passeggiano su e giù in Piazza San
Marco. Quando hanno percorso tutta la piazza in lunghezza,
si voltano e rifanno il tragitto in senso inverso. La
sera, la musica è gratis, ma le scarpe si consumano. Non
c'è nientaltro da fare per divertirsi, a Venezia. la
nuova autostrada che ha avvicinato la
città l resto d'Italia porta via tanti visitatori quanti
ne arrivano."
- Alberto SAVINIO, pseudonimo di Andrea De Chirico (Atene
1891-Roma 1952), Nuova Enciclopedia
- "gli zampironi si chiamano così dal nome dell'inventore
Gio Batta Zampironi, che fondò il suo laboratorio in Mestre
nel 1862"
- Giovanni COMISSO (Treviso 1895-1969), Veneto felice
- "Avevo letto nel diario d'un ignoto questa pagina:
«È circa la mezzanotte. La stazione di Mestre
è pressoché deserta. Sotto l'ampia tettoia poca gente
attende, all'ultimo binario, il diretto per Udine, il
quale è in ritardo. Dinanzi agli uffici un signore alto,
diritto, corpulento, dal voltoquasi rotondo e grassoccio,
con due grandi baffi d'un castano rossiccio, dall'apparenza
nient'affatto aristocratica, passeggia su e giù,
reggendo con la destra una valigetta [...] Il signore
alto è l'arciduca Ferdinando d'Asburgo, nipote di
Francesco Giuseppe ed erede al trono; la signora è la
Contessa di Copek, sua moglie [...] Sarà il viaggio
fatale per loro e per l'Europa tutta, perché a Sarajevo
verranno uccisi...»"
- Orio VERGANI (1898-1960)
- "Tornato a Milano in treno - anche Dublino e la
carrozza furono caricati per il ritorno alla stazione di Mestre
-, per lungo tempo Coaro non dimenticò di essere stato
il protagonista di un'avventura di cui avevano "parlato
i giornali"."
- Ernest HEMINGWAY (Oak Park,
Illinois 1899-Ketchum, Idaho 1961)
- Per vedere i brani in cui Hemingway parla di Mestre e per
ulteriori informazioni su Heminway
e Mestre, seguire il link.
- Robert BYRON (Salisbury1905-Mar
Mediterraneo 1941), La strada per Oxiana
- "Andiamo in auto alla Malcontenta
per il tè, percorrendo la nuova strada sulla laguna
accanto alla ferrovia. Nove anni or sono Landberg trovò la
Malcontenta pur celebrata in ogni libro sul
Palladio, in condizioni rovinose, senza porte e finestre,
un granaio di un'anonima masseria. Ne ha fatto una dimora
abitabile."
- Jean Paul SARTRE (Parigi
1905-1980), L'ultimo turista
- "Chi abita a Venezia?
Artigiani. Lucidatori, faleganmi, fabbricanti di mobili,
vetrerie. Bottegucce. [...] Perché questo artigianato non è
affatto quello che c'era. Venezia stupiva come oggi New
York. Oggi la vita è a Mestre. Comune
comunista."
- Ernesto CALZAVARA (Treviso
1907), Ombre sui veri
- "Stazione di
Mestre stazione di Mestre/
è in arrivo al binario numero sette/ il treno locale per
Piove di Sacco Adria/ [...]"
- Neri POZZA (Vicenza 1912-1988),
Le luci della peste
- "Uscito da Mestre,
il viaggio era diventato meraviglioso: traversarono la
campagna annuvolata, gialla di frumento, di campi
accestiti e di grandi alberi. [...] Paris [Bordone] fuggiva correndo. Ecco Mestre
deserta, via in carrozza verso il Terraglio fra le piante
come in una foresta; via, senza fermarsi, verso Mogliano.
Ed ecco all'orizzonte levarsi le torri rosse di Treviso."
- Alfred ANDERSCH (Monaco di
Baviera 1914-Berzona, Svizzera 1980), La Rossa
- "Mi pareva di non aver
più visto automobili da un'eternità. Arrivammo a Mestre
e scendemmo, era come se rimettessi piede sulla
terraferma, ma ebbi una impressione sgradevole, era umido
e freddo. Infilammo una via lunga, passammo davanti a
negozi e bar e distributori di benzina, era evidentemente
la via principale di Mestre, la via
principale di un sobborgo di fabbriche, lunga, sporca,
brutta. [...] In
fondo a quella strada eravamo alla periferia di Mestre,
[...] «Fabio non è mai
venuto a Mestre con una donna»
[...] Da Mestre
si può telefonare direttamente a Venezia."
- Giuseppe BERTO (Mogliano
Veneto 1914-Roma 1978), Il male oscuro
- "[...] c'è un grande stradone con dei
platani per andare a Mestre e lampadine
accese a distanza agli incroci o davanti a un'osteria,
pedalo forte per scaldarmi e a squarciagola canto.
[...] domattina andrò in
collegio ma stasera sono ancora libero e vado a
Mestre alla fiera di San Michele, ultima
domenica di festeggiamenti, c'è molta gente in piazza e
musica della banda, festoni di lampadine, la grande
impalcatura della tombola estratta di pomeriggio
[...] mi chiede se l'accompagno
dato che abita in via Piave non molto lontano, e io l'accompagnerei
anche in capo al mondo ora da quanto sono innamorato
[...] andiamo verso via
Piave camminando senza fretta [...]"
- Marcello MASTROIANNI (Fontana
Liri 1924-Parigi 1997), Mi ricordo, sì, io mi
ricordo
- "A Mestre, di sera, quasi di notte,
presi un treno che andava verso Bassano del Grappa. C'era
il rischio degli attacchi aerei, quindi i treni
viaggiavano con le luci spente."
- Ernesto SFRISO (Udine 1921),
Il morto in piazza
- Il romanzo contiene una
descrizione di Piazzale Donatori di Sangue (già Piazzale
Sicilia), che comincia così: "La piazza è di forma
ovoidale racchiusa tra blocchi di cemento e colate di
calcestruzzo su tre lati; sul primo, un gran casamento,
un condominio che sembra una gabbia per scimmioni, con
negozi e una banca a pianterreno [...]"
- Giorgio
Mario BERGAMO (Bologna
1922), Addio a Recanati
- Il romanzo contiene una
lunga descrizione di Mestre, da corso del Popolo al
Terraglio, da Porto Marghera a Piazza XXVII Ottobre, che
inizia con queste parole: "Mestre era un paesone
quasi ameno, ancora riparato, complice la ferrovia".
Giorgio Mario è figlio di Mario Bergamo.
- Giovanni PEREGO (Venezia
1922), La recita
- "[...] i burchi giunti da Mestre,
da Sottomarina, da San Pietro in Volta, da Pellestrina,
colmi di cavoli, di cicorie, di cappucci e di verze,
attraccati alla riva del Canal Grande [...] Si
usciva dalla Favorita e si risaliva sulla Lambda e la
grande macchina filava via nella luce verde degli alberi
che accompagnavano il Terraglio,
allora, se ben ricordo, non ancora asfaltato, una candida
e larga striscia di terriccio battuto."
- Corrado BALEST (Sospirolo,
Belluno 1923), Pensieri di un pittore
- "Gennaio 1955. Andando
per la città di Mestre, ove ora mi
trovo, mi capitano all'improvviso agli occhi certe
visioni di gente occupata nelle sue faccende d'ogni
giorno [...] E mi
pare che se riuscissi a rappresentare tali cose nella mia
pittura, essa ne riuscirebbe molto arricchita."
- Paolo BARBARO (Mestrino,
Padova 1923), Malalali
- "Da Stoccolma all'Africa,
via Milano... Telefonai subito alla Rita, che abitava a
Mestre, se era disposta ad incontrarmi a Milano. No, non
si può. Siamo nel '67, siamo già diventati la settima,
presto saremo la sesta potenza industriale del mondo.
Mestre è una città in pieno sviluppo, e lei Rita ha 21
anni, quasi 22... Ma non può, non può venire a Milano a
salutarmi [...] Allora
vado io. Tre aerei: Stoccolma-Francoforte-Milano-Tessèra:
e in quell'aeroporto incredibile fra terra e acqua, che
pare enorme perché è proprio sull'acqua da tutte le
parti fino alle luci di Mestre, e ora l'aereo tra acqua e
luci stenta ad atterrare [...]"
- Nantas SALVALAGGIO (Venezia
1923), Fuga da Venezia
- "Così mi presentai al
comando territoriale della fanteria, caserma
Matter. [...]
il caldo fiato della caserma Matter. [...] ho detto che si chiama Matter,
ma non aveva niente di materno."
- Gian Antonio CIBOTTO (Rovigo
1925), Veneto d'ombra
- "La mia scoperta della
città diletta del raffunatissimo Giacomo Natta, che
amava perdersi «nel dolce mare dell'anonimato», è
dovuta al fervore polemico di Giuseppe Berto. Che una
sera di festa, dopo aver vinto un premio nato all'insegna
della più calda amicizia, ha voluto battere i sentieri
della giovinezza, quando riparava di continuo in piazza
Ferretto, nel turbine giovanile, a dimenticare
le pene d'amore sofferte fra calli e campielli, causa una
fanciulla vittima di certe ambizioni familiari in materia
di sponsali [...] Al
suo fianco il muro dei palazzi costruiti in disordinata
successione [...]
Usciti dal parco attraverso un buco esistente nella rete
di protezione, la seconda tappa è stato il «quasi
salotto» davanti al cinema (un tempo, a dire il vero,
teatro di rara eleganza) Toniolo [...] Ebbene, Mestre
è come queste ragazze, sempre pronte all'incontro, al
dialogo, alla fiducia. Mentre Venezia alla gente di
terraferma ha regolarmente sbattuto la porta in faccia, Mestre
ci ha accolti a braccia aperte, facendoci sentire subito
a casa. Per questo motivo io l'amo senza riserve, e per
contro, non appena sbarco a piazzale Roma, sto sulla
difensiva. Non credere alle sciocchezze degli esteti che
parlano di città-dormitorio, di mostro edilizio. È una
città viva, tipica del nostro tempo, dove la sorpresa è
nascosta dietro l'angolo della strada. Certo mancano le
perle architettoniche di Venezia, di Verona, di Vicenza;
però a saperla girare offre degli scorci degni della
pittura d'una volta [...] ti farò vedere una
Marghera che ricorda certa Londra segreta [...] Allora ho afferrato che mi trovavo
a Marghera, non a Londra"
- Lauro D'ALBERTO (Feltre 1928),
Ca' dei Cuori
- "La famiglia dei miei
nonni materni abitava in un antico dignitoso palazzotto
settecentesco nel centro di Mestre
prospiciente il Canale Osellino, con un porticato ad
archi al piano terreno ove vi erano un'osteria ed un
negozio di tessuti della ditta "Zacchello".
Durante la prima guerra mondiale l'edificio era un polo
di forte attrazione per i giovani ufficiali di stanza a Mestre
che ronzavano attorno alle tre giovani ed attraenti
sorelle. [...] Assieme
alle tre sorelle, in qualità di cameriera, viveva nella
grande casa di via Olivi anche la Maria
Michieletto, una ragazza della loro stessa età
[...]"
- Carlo DELLA CORTE (Venezia
1930), ...e muoio disperato!
- "[...] la direzione generale se ne stava
acquartierata a Mestre, anche se gli studi, per motivi di
prestigio, rimanevano a Venezia, [...]Come quella sua collega lombarda e
incasinata, che mi ha riempito via Cappuccina di
documentari balbettanti sulla Strada del Vino Rosso e
quella del Vino Bianco, per far piacere all'onorevole del
luogo, [...]"
- Ernesto Maria SFRISO (Venezia),
Maca'è
- A metà fra storia e romanzo,
l'autore racconta una zona di Mestre, Altobello o
Maccallè.
- Patricia HIGHSMITH, Those
Who Walk Away (1988)
- "[...] Mario's in mid-morning of the 24th,
having made his way from Venice to Mestre
late Tuesday night, a bedless night for him in various Mestre
coffee-bars. [...] Mestre,
Coleman thought, Mestre on the mainland.
That was the place to go to. Coleman started to go into [...] Mestre. Coleman
got a piece of paper from the barman, cheap paper with
tiny blue squares, just the thing. He could buy an
envelope at a tobacconist's [...] He made inquiries about the boat
and train to Mestre, then bad a lunch of
[...]"
- Giuseppe SVALDUZ (Mestre
1932)
- Giuseppe SVALDUZ, Una
croce sulla foiba (1996):
- "Il Professore stava
assistendo, verso la fine di marzo, allo sciopero di Porto
Marghera [...] L'avevano visto [Modesto] nella fotografia di un giornale
mentre entrava, assieme a quelli della 31a brigata
Garibaldi Erminio Ferretto, in centro a Mestre il 27
aprile, [...]"
- Giuseppe SVALDUZ, Pietre
scartate (2003):
- "[...] consegnai, assieme al mio amico
Piero Bergamo, un libro che ricordava la nostra città al
Presidente della Repubblica fermatosi apposta nella
Piazza Centrale. Quella piazza che, ora rinnovata,
attraverso ogni giorno e che mi provoca altre commozioni [...] Nel periodo in cui ho insegnato,
dapprima come studente universitario e poi come ingegnere,
materie tecniche nell'Istituto di Don Orione della mia
città, [...]"
- Ivo PRANDIN (Bosaro, Rovigo
1935), Uno sguardo dal cavalcavia, ne Il
Gazzettino del 30 settembre 1967
- Valter FONTANELLA (Mestre
1938), Racconti mestrini
- Quindici racconti diversi ma
accomunati dall'ambientazione a Mestre; racconti spesso
con un finale a sorpresa e che abbracciano molti aspetti
della vita odierna, dal traffico della tangenziale allo
sport, dalla tecnologia alle truffe, dal pensionamento
alla vita studentesca, con uno stile elegante e un
linguaggio preciso e coinvolgente.
- "[...] passando per caso da quelle parti,
tornavo a casa da una delle mie consuete passeggiate in
centro, quelle che mi portavano fino a Via
Palazzo e alla Torre."
- "[...] aveva cominciato a partecipare
alle cerimonie di pensionamento che si svolgono
annualmente nella sala mensa della fabbrica a Porto
Marghera"
- Anna Maria CARPI (Milano
1939), Racconti di gioia e di nebbia
- "la zona industriale [...]
Quando vide riapparire Marghera
e le terre compatte e l'andirivieni delle strade e poi le
luci e le case più alte di Mestre, [...]
Alla fine sbucò nel centro
di Mestre. In Piazza Ferretto c'eraancora
una discreta animazione. [...] le due ex compagne del Metro di Mestre
e poi, davanti al bar Ciak uno del residence [...]"
- Donna LEON (New Jersey 1942),
Dressed for death
- "Non si sa come sia
stato concesso, in passato, il permesso di costruzione
per il macello. Successe prima ancora che Marghera
diventasse uno dei poli industriali italiani. Un centro
fiorente, anche se fiorente in questo caso non è il
vocabolo esatto." (trad.it.Ivo Prandin)
- Gigi CORAZZOL (Milano 1945),
Cineografo di banditi su sfondo di monti
- "Domenego Bon non
andrà a Mestre se non saranno dimezzate
le gravezze sulla cancelleria. [...] La Rocca d'Anfo è la Rocca d'Anfo,
va bene, non è Mestre. Pietro Bembo era
appunto podestà di Mestre. [...]
e non riesce a togliersi
dagli occhi la vista della torre Belfredo.
[...] Tra le podesterie un
poco più consistenti si segnalano come specialmente
vitande Asolo, Conegliano e Mestre"
- ACHENG (Cina 1949), Diario
veneziano
- "Sono arrivato a Mestre
alle sei e mezza del mattino e di qui ho preso un treno
per Venezia. Mestre è quella parte di
Venezia che sta sulla terraferma."
- Gianfranco BETTIN (Mestre
1955), Qualcosa che brucia
- "L'altra faccia di
Venezia è una città vasta e senza bellezza, sparsa alla
rinfusa in terraferma, in grandi quartieri, come un fitto,
frastagliato arcipelago di pietra. [...] Vista da Venezia, Porto
Marghera era solo un orizzonte immerso in strane
e sporche foschie, in sinistre vampate: una linea d'oltremare
irta di camini e di strutture metalliche ignote e lontane.
[...] Aveva infatti
preso la strada per la stazione di Mestre.
Scendemmo il cavalcavia, poi giungemmo sul piazzale di
fronte alla ferrovia e proseguimmo per una starda buia,
superando un passaggio a livello [...]"
- Okechukwu ANYADIEGWU (Oba,
Nigeria 1964), Buongiorno, Signora!
- "Si era lasciato
sedurre da un'amica di Laura, proprietaria di un salone
di bellezza a Mestre, con conseguenti
scene di gelosia, equilibrismi verbali, scuse, pretesti,
menzogne. [...] Una
donna conosciuta in treno, mentre tornava da Firenze a
Padova, gli aveva offerto un posto nell'industria
casearia del marito nella cittadina di Dolo, a metà
strada fra Padova e Mestre."
- Marco FRANZOSO (Dolo 1966), Westwood
dee-jay
- "È le cinque de
matìna e Westwood, el noto dee-jay de Mestre, sta in
machina a girare per le strade deserte de la soa cità.
[...] Quando ariva en corso
del popolo gira a destra per via garibaldi en cerca de 'na
compagnia feminìl."
- Eraldo BALDINI, Melma,
VerdeNero, Legambiente, 2007
- Romanzo ambientato in un
immaginario anno 2031 a Porto Marghera, tra terroristi,
danni ambientali e aree inquinate.
- (Testi realizzati
dall'Autore sotto indicato esclusivamente per il sito
mes3.altervista.org, tutti i diritti sono riservati, è
vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo e soprattutto
su altri siti internet)
Bibliografia e ulteriori informazioni:
- Ivo PRANDIN (a cura
di), "Oggi la vita è a Mestre...": Mestre
nella letteratura da Machiavelli a Ernest Hemingway,
volume I, Mestre, CSC, 1997
- Ivo PRANDIN (a cura
di), "Mestre, un bacio e addio": Mestre
nella letteratura da Machiavelli a Ernest Hemingway,
volume II, Mestre, CSC, 1998
- Stefano CHIAROMANNI, Giosuè Carducci e '48 a Mestre,
in «Quaderno di Studi e Notizie numero 14» (nuova serie),
Centro Studi Storici di Mestre, 2008
