- Approfondimenti
storici:
- Porto
Marghera
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- All'inizio del XX secolo l'aumento dei traffici e degli
scambi aveva da tempo determinato l'esigenza di un
ampliamento del Porto di Venezia, divenuto dal 1866 il
secondo scalo d'Italia dopo Genova. Accanto ad alcuni
progetti che prevedevano un incremento volumetrico a
Venezia, all'interno della Stazione Marittima o alla
Giudecca, cominciò a farsi strada anche l'ipotesi di
trasferire parte del porto nel comune di Mestre. Due
progetti di Luciano Petit individuarono
l'area a San Giuliano nel 1902, ai Bottenighi nel 1904.
Il progetto venne poi sviluppato dalla "Commissione
per il piano regolatore dei principali porti del Regno",
dal Genio Civile e da Piero Foscari nel
1911.
- Qui entrò in gioco Giuseppe Volpi (Venezia
1877 - Roma 1947): nel 1902 ottenne in Montenegro il
monopolio dei tabacchi e realizzò con l'ing. Coen Cagli
il Porto franco di Antivari (2 moli, 120 ettari), che
costituì la prova generale per la costruzione di Porto
Marghera. Nel 1917 venne approvato con decreto il
progetto di porto Marghera, a firma proprio dell'ingegner
Enrico Coen Cagli, dopo l'accordo fra la
Sade di Volpi ed il Governo. Il fatto che il progetto sia
stato approvato in breve pur durante la prima guerra
mondiale testimonia la volontà di realizzare una
situazione di vantaggio per il porto di Venezia prima
dell'annessione di Trieste nonché la particolare
importanza degli interessi politici ed economici
coinvolti. Il Comune di Mestre venne scavalcato: già nel
1917 l'area dei Bottenighi venne annessa
autoritativamente a Venezia e nel 1926 tutta Mestre con
le sue frazioni, con Chirignago, con Zelarino e con
Favaro venne inglobata nel comune di Venezia.
Volpi poté così controllare più agevolmente il comune
di Venezia e il regime fascista, di cui era uno dei
massimi fiancheggiatori e finanziatori, tanto che sarebbe
poi divenuto ministro delle finanze: egli riuscì in
pratica ad impadronirsi di un'enorme area industriale, in
parte direttamente per la Sade, in parte rivendendola ad
altre aziende.
- Nel 1919 fu scavato il canale Vittorio Emanuele II, tra
Giudecca e Bottenigo. I lavori durarono dal 1919 al 1922.
Tra le prime aziende insediatesi nel nuovo Porto ci
furono Breda, Montecatini, Ilva, Vetrococke, Agip, Shell,
Siap-Esso, Sava, Chiari & Forti. All'area fu
attribuito il toponimo di Marghera, trasferendolo dalla
zona del Forte Marghera, per rammentare le glorie del
periodo risorgimentale che aveva visto a Mestre episodi
quali la Sortita di Forte
Marghera. Sul piano urbanistico il progetto
originario del quartiere di Marghera (1922) prevedeva
inizialmente il modulo della "città giardino",
ma i risultati si deteriorarono rapidamente, lasciando
spazio a quartieri popolari.
- Nella seconda guerra mondiale le industrie di Porto
Marghera subirono danni per 8 miliardi di lire e
risultarono colpiti soprattutto il Feltrificio Veneto, l'Eraclit,
la San Marco e la Sirma, parzialmente Sava, Agip,
Vetrococke e Vidal. Nel dopoguerra la ricostruzione fu
però rapida e anzi Porto Marghera si sviluppò verso sud
occupando anche una seconda zona industriale (il progetto
del 1963 per una terza non fu mai realizzato), portando
con sé anche un travolgente e tumultuoso sviluppo
urbanistico e purtroppo un'immensa speculazione edilizia
che coinvolse l'intera Mestre (cfr. Architettura
del '900 a Mestre).
- Nel 1925 Porto Marghera contava 33 aziende e 3440 addetti,
nel 1950 128 e 22500, nel 1970 227 e 31000. Poi cominciò
il declino del numero di occupati, passato a 18814 nel
1990 e a 13927 (di cui 2500 all'Enichem) nel 1996.
- Oggi 300 aziende occupano un'area di circa 1400 ettari.
Le attività principali di Porto Marghera sono ancor oggi
la chimica, la metallurgia non ferrosa, le costruzioni,
la ceramica, l'acciaio, la petrolchimica e vengono
realizzati in particolare il ciclo cloro-soda, la
raffinazione e il cracking, il polivinilcloruro, il
toluendiisocianato, acetoncianidrina, fifre sintetiche,
depositi costieri, composti del fluoro, la produzine di
gas industriali, energia elettrica, vapore,... Le
industrie dell'Enichem di Mestre sono collegate via
pipeline con le omologhe strutture di Ferrara e Ravenna.
- Nell'odierna prospettiva di progressiva riduzione della
presenza industriale a Porto Marghera la sfida è
attualmente rappresentata dal mantenimento dei livelli
occupazionali finché possibile, dalla bonifica delle
zone inquinate e dalla riqualificazione delle aree
dismesse.
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Bibliografia e ulteriori informazioni:
- AA.VV., Le cento
città dItalia illustrate: Mestre, il nuovo porto
di Venezia a Marghera, Milano, Sonzogno
- AA.VV., Porto
Marghera. Le origini, ne Le Tre Venezie,
giugno 1932, pp.317-392 e pp.425-426, ristampa anastatica
della rivista, Treviso, Camillo Pavan Editore, 1993
- Sergio ROMANO, Giuseppe
Volpi: industria e finanza tra Giolitti e Mussolini,
Milano, Saggi Bompiani, 1979
- Cesco CHINELLO, Porto
Marghera 1902-1926: alle origini del "problema di
Venezia", Venezia, Marsilio Editori, 1979
- Francesco PIVA -
Giuseppe TATTARA, I primi operai di Marghera: mercato,
reclutamento, occupazione (1917-1940), Fondazione
Corazzin, Venezia, Marsilio Editori, 1983
- AA.VV., Porto
Marghera: le immagini, la storia 1900-1985, Torino,
Musolini e Comunicazione AV Editori, 1985
- REGIONE VENETO,
ARPAV, Porto Marghera. Situazione e prospettive,
Mestrino, Centrooffset Master, 2004
