Roberto Succo


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Roberto Succo (Mestre 1962 - Vicenza 1988). Nell'81, a Mestre, a soli 19 anni uccise a coltellate il padre e la madre (Nazario Succo e Maria Lamon) perchè i genitori non gli volevano prestare la macchina. Riconosciuto infermo di mente, fu condannato a dieci anni di carcere psichiatrico, a Reggio Emilia, dove tra l'altro riuscì a conseguire una laurea. Nel 1986 però evase e dapprima si rifugiò in Svizzera. Quindi riuscì a passare in Francia, dove divenne serial killer per caso. Spostandosi tra la Provenza e la Costa Azzurra a sud e la Savoia a nord seminò il terrore: nel suo "curriculum" stupri, aggressioni, sequestro di ostaggi, in un crescente delirio, e almeno sei omicidi, tra cui quello di un commissario francese. Acchiapparlo non era facile perchè gli investigatori tardarono a collegare i vari crimini, apparentemente slegati. Succo intanto tentava di vivere una vita quasi normale, fidanzandosi con Lea, conosciuta d'estate sulla Costa Azzurra. Alla fine, dopo essere passato anche attraverso la Svizzera, Succo fu preso proprio a Mestre, vicino alla sua casa (1988), al termine di un'estenuante caccia all'uomo. Venne incarcerato prima a Treviso e poi a Vicenza.
Morì suicida a 26 anni nel carcere di Vicenza nel 1988: si soffocò infilando la testa in un sacchetto di nylon.
La storia ha ispirato una commedia a Bernard-Marie Koltes, un libro-inchiesta alla giornalista Pascale Froment (edito in Italia da Marsilio) e un recente film di Cedric Kahn (vedi sotto).

La locandina del film "Roberto Succo"

"Roberto Succo" (qui a fianco la locandina), film francese del 2001, ha concorso anche al festival di Cannes nello stesso anno. È giunto nelle sale italiane nell'agosto 2002.
Si tratta del terzo film del regista francese Cedric Kahn. Ecco come parlano del personaggio principale il regista e l'attore protagonista, l'emergente attore italiano Stefano Cassetti (Brescia 1975) (fonte di entrambe le interviste: Ansa).
- Kahn: «Non è un serial killer», dice il regista, «è un pazzo schizofrenico, capace di azioni infantili, tenere, ma anche violente, atroci, fino all'automutilazione, un dolore fisico che deve esorcizzare il dolore morale, la lacerazione interiore». «Ci sono troppi film autobiografici in giro, penso che la gente abbia voglia di storie vere, anche crude, anche laceranti».
- Cassetti: «Vorrei scomparire, sono timido, non mi piace essere riconosciuto per la strada. Il mio hobby è l'arte contemporanea, il mio attore di riferimento Topolino. Sono terrorizzato dalla stampa che appiccica etichette e magari da domani mi chiamerà 'serial killer'. I miei genitori erano perplessi, ma io sono indipendente e ho scelto di rischiare. Mi ha convinto Cedric quando mi ha detto che non voleva fare di Succo un eroe. Però quando mi sono visto sullo schermo ho avuto paura: un po' mi dà fastidio la mia immagine, un po' mi ha spaventato l'energia che ci ho messo, il realismo di certe scene di violenza». «Ancora oggi, credo ci siano ultrà del Mestre che si fanno chiamare 'Brigate Succo'»

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Bibliografia e ulteriori informazioni:

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